Ricordo

Addio a Benito Marangi, un sarto di grande valore

Lascia la moglie Carla e i figli Leonardo e Piera, insieme ai nipoti Alice e Alessandro, nella tristezza di una perdita incolmabile.

Addio a Benito Marangi, un sarto di grande valore

Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di Benito Marangi, noto imprenditore e sarto, che ha lasciato un segno indelebile nel mondo della moda.

Benito Marangi: un artigiano d’altri tempi

All’età di 85 anni, Benito ha continuato a coltivare la sua passione per la creazione di abiti di alta qualità. Oltre alla moglie Carla, lo piangono i figli Leonardo e Piera, e i nipoti Alice e Alessandro.

Originario di Martina Franca, Benito, insieme al fratello Ottavio, fondò negli anni ’60 un’industria tessile specializzata nella produzione di capi spalla, giacche e cappotti. Molte donne di Orzinuovi hanno lavorato nella sua azienda, ricordandolo come «un uomo buono, un grande professionista e un esperto del taglio sartoriale».

Un ricordo affettuoso

La carriera di Benito si è intrecciata con il mondo della sartoria, collaborando con vari negozi al servizio del buongusto. Uno dei suoi più cari amici, Matteo Salvatti, lo ricorda con affetto:

“Oggi il vestito migliore è per lui. Mentre noi lo piangiamo, Orzinuovi perde un uomo che sapeva dare forma all’identità in un’epoca di abiti confezionati in serie. Da Martina Franca alla Bassa, Benito ha sempre cucito il mondo con il filo della lealtà. Oggi li chiamano “fashion designer” o “stilisti”, termini freddi e commerciali. Benito Marangi, invece, era un Sarto con la “S” maiuscola. La sua eredità si rifletteva nel suo modo di parlare e nel suo lavoro, un viaggio che univa vicini di casa in un legame di sapienza sartoriale. Vederlo all’opera era un’esperienza unica; la sua passione lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno. Era ricercato dai negozi più prestigiosi, non per accorciare un pantalone, ma per armonizzare l’esistenza. Un abito su misura per lui non era un semplice indumento, ma una seconda pelle. Sapeva sempre cosa stava bene a ciascuno, anticipando le tendenze prima che venissero pubblicate. Il suo metro misurava non solo fisici, ma anche anime. Sapeva riconoscere quando stringere e quando lasciare spazio per le emozioni”.

“Era un uomo leale, sincero, capace di trasmettere il vero significato della bellezza, che si trovava tanto nella precisione sartoriale quanto in un semplice piatto di spaghetti. In un’epoca di ciarlatani, lui offriva sostanza. Era il sarto che risolveva situazioni all’ultimo minuto, sempre generoso, come infilare il filo in un ago. Oggi ci sentiamo tutti “sull’orlo” di una profonda tristezza. È destabilizzante pensare che colui che ha vestito gli altri abbia deciso di lasciare il proprio corpo per diventare spirito”.

“Ci sentiamo nudi, Benito. Senza quella protezione sartoriale che sapevi modellare per farci sentire più sicuri. Ci lasci con un filo spezzato, ma l’intelaiatura che hai costruito nel tempo non si logorerà mai. C’è un’amarezza nel vedere riposta per sempre quella forbice che sapeva tagliare il tempo. Benito se ne è andato portando con sé una sapienza antica, ma tra il nostro smarrimento risuona una verità che lui conosceva bene: siamo fatti di una stoffa in cui le prime pieghe durano per tutta la vita, il nostro unico “taglio” nella vita”.