Si conclude la stagione di un audace progetto di teatro sociale nella Bassa.
Il progetto di teatro
Una sala affollata ha accolto l’ultimo spettacolo della rassegna teatrale al palazzo Rossignol di Pievedizio, Mairano. L’iniziativa, promossa dal gruppo teatrale di Brandico, ha coinvolto tre Comuni: Brandico, Longhena e Mairano.
Il cartellone, ricco di proposte, è stato pensato per coinvolgere e stimolare la riflessione, alternando momenti di ilarità a profondi spunti di riflessione. Il percorso del gruppo del Teatro di Brandico sta portando a una crescente partecipazione, grazie anche al contributo di figure come Christian Pizzati, per il quale il teatro è molto più di un palcoscenico: è espressione di sentimenti, denuncia e vita. Anche Pierino Argilloni ha svolto un ruolo cruciale, garantendo spazi accoglienti per le compagnie teatrali. Il teatro, per il gruppo brandichese, assume sempre più un carattere sociale, fondamentale in un’epoca in cui è necessario farsi sentire nel rumore quotidiano, un atto coraggioso che sfida le convenzioni.
Le parole di Mola
A confermare questa visione sono state le parole di Caterina Mola, membro del gruppo:
«Il teatro sociale ricorda il passato per interpretare il presente. È una lente d’ingrandimento della realtà. Pone lo spettatore in una posizione scomoda perché porta a intime riflessioni. Un’opera permette di condividere emozioni e idee. Il teatro sociale esprime una cultura che non consiste solo nel dispensare contenuti, ma educa all’empatia: ‘mettersi nei panni dell’altro’. Quest’anno il Gruppo teatro di Brandico ha proposto spettacoli di diverso tono, affrontando tematiche significative come l’invadenza della tecnologia, la mancanza di empatia e le malattie mentali e fisiche. Il comune denominatore è stata la necessità di approfondire, scegliendo opere in grado di offrire al pubblico non solo momenti di svago, ma anche spunti di riflessione sul presente».
Riferendosi allo spettacolo di chiusura, ha aggiunto:
«Nell’ultimo appuntamento della rassegna, è andato in scena uno spettacolo scritto e diretto da Adele Draisci, dal titolo “Anime Fragili”. L’opera affronta con intensità emotiva la realtà del manicomio e della malattia mentale, prima dell’introduzione della Legge Basaglia, ponendo l’accento sul recupero dell’umanità e della dignità delle persone oltre la diagnosi clinica. Questo racconto, sebbene possa sembrare lontano nel tempo, ha forti legami con la nostra quotidianità. Le ‘anime fragili’ si raccontano, e la loro voce è simile alla nostra. La fragilità non è una colpa né esclusiva di chi ha ricevuto una diagnosi, ma è una caratteristica intrinseca all’essere umano».
Una forte connessione sociale
Caterina ha evidenziato una frase pronunciata da una delle attrici, la mairanese Elisa, nel ruolo di una paziente: “Visto da vicino nessuno è normale”.
«È il motto che appare in scena e che sottolinea quanto sia sottile la linea tra malato e sano, tra paziente e infermiere. Alla fine dello spettacolo, la giornalista Marianna Baldo, il dottor Simone Gamba, psicologo del centro Agape, e l’autrice della pièce Adele Draisci, hanno proposto spunti di riflessione al pubblico. Riconoscere che “le anime fragili siamo anche noi” abbatte il muro del pregiudizio e dello stigma, trasformando la paura del malato in empatia e comprensione reciproca. Abbracciare questa consapevolezza significa comprendere che la salute mentale è una responsabilità collettiva che coinvolge ciascuno di noi».
Il gruppo Teatro di Brandico si è detto orgoglioso di aver presentato un’opera con una forte connessione sociale e ha concluso con un ringraziamento a tutto il pubblico presente per aver condiviso emozioni e pensieri.