I Comuni si stanno preparando a difendersi al Tar.
La battaglia contro il maxi impianto Geobet
Il fronte del «No!» al progetto di maxi-impianto per il trattamento dei rifiuti organici, proposto dalla società bergamasca Geobet, si sta rafforzando. Sindaci, comitati spontanei, associazioni ambientaliste e agricole del territorio si uniscono per affrontare una sfida legale, in seguito al ricorso presentato dall’azienda contro il diniego della Provincia di Brescia. L’impianto di compostaggio è previsto su 42 ettari di terreni agricoli, al confine tra Offlaga, Bagnolo Mella, Leno e Manerbio, in una zona di significativo valore agricolo e ambientale. A dicembre, la Provincia aveva respinto l’istanza autorizzativa, ritenendo l’intervento incompatibile con le caratteristiche del territorio. La società, però, non ha accettato la decisione e ha fatto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, coinvolgendo anche diversi enti e autorità, come Arpa, Ats, Vigili del fuoco e Soprintendenza. L’udienza è già stata programmata per novembre.
In risposta a questa situazione, il territorio si è rapidamente unito. Il Comune di Offlaga, leader della mobilitazione, sarà supportato formalmente da vari Comuni limitrofi, tra cui Bagnolo Mella, Leno, Manerbio, Dello, San Paolo e Verolanuova, tutti pronti a sostenere la posizione della Provincia nell’azione legale. In un incontro futuro, sarà definito un protocollo d’intesa per regolare la partecipazione congiunta alla difesa. «La nostra posizione è ferma, questo impianto non ha ragione di sorgere – ha dichiarato il sindaco di Offlaga, Giancarlo Mazza – manca di opportunità, proporzionalità e sostenibilità per un territorio già caratterizzato da un equilibrio ambientale delicato». Anche gli altri amministratori locali si allineano su questa posizione. La sindaca di Leno e presidente dell’Associazione Comuni Bresciani, Cristina Tedaldi, ha evidenziato come questa porzione della Provincia abbia già subito un notevole impatto ambientale, sottolineando l’importanza di tutelare la salute dei cittadini e il territorio. La vicenda si avvia verso un passaggio cruciale: da un lato la società proponente e dall’altro un territorio compatto che rivendica il diritto di proteggere l’ambiente e la qualità della vita. Sarà ora il Tar a determinare la direzione del progetto, in una questione che si preannuncia centrale per il futuro della pianura bresciana.